sintomi ansia svenimento

La somatizzazione ansia è un problema comune in tantissime persone. Noi tutti siamo il frutto di un inscindibile legame, collaborazione e interdipendenza tra corpo e mente; insieme formano un unico complesso integrato che viene influenzato da fattori biologici, psicologici, sociali.

Somatizzazione ansia

Le somatizzazioni ansia, o più correttamente i disturbi somatoformi, rappresentano una problematica seria per un gran numero di persone, ma non sempre è facile individuarle e definirle con esattezza. Si tratta di disturbi legati ad una sofferenza psichica, che si manifesta attraverso la comparsa di sintomi fisici a carico di un organo o di un apparato.

La somatizzazione, quindi, è un particolare processo psico-fisico che porta una persona a manifestare in una parte del proprio corpo organicamente sana un dolore, come risposta inconscia ad un’alterazione del proprio equilibrio psicologico, coinvolgendo il sistema endocrino ed il sistema immunitario.

E’ come se il corpo esprimesse il disagio psichico, disagio che non trova né una rappresentazione né un canale per tradursi in pensiero e/o parole. Questi meccanismi sono determinati molto spesso dalla presenza di forti livelli di stress, da ansia patologica, da disagi inespressi e repressi, da depressione o da paure costanti.

Somatizzazione ansia: le cause

Un Disturbo da Somatizzazione può dipendere da diverse cause, che non sono di tipo organico in quanto le somatizzazioni sono espressione di un disagio psicologico e sociale; statisticamente i principali responsabili di questi dolori fisicamente inspiegabili sono disturbi psichici e dell’umore quindi ansia, depressione, ipocondria o disturbi bipolari.

Quando si vive uno stato d’ansia protratto nel tempo, possono insorgere disturbi psicosomatici di varia natura, anche senza che si riesca a prendere reale coscienza della sua presenza: talvolta i sintomi fisici sono i primi segnali attraverso i quali ci si rende conto di soffrire di un disturbo d’ansia, che poco alla volta si è fatto sempre più strada e radicalizzato nella propria mente e nella propria vita.

Alcuni studi hanno inoltre dimostrato come le persone colpite da disturbo post traumatico da stress siano più propense a sviluppare disturbi psicosomatici: in tal caso, i sintomi fisici possono comparire anche a grande distanza temporale dall’evento scatenante, rendendo non sempre semplice la sua individuazione

Le conseguenze della somatizzazione ansia possono diventare molto invasive e destabilizzanti e incidere pesantemente sul normale funzionamento sociale e lavorativo. Il paziente, infatti,  può avere  la necessità di consultare spesso i medici per tentare di indagare sull’origine di tali disturbi e, sovente, può iniziare un pellegrinaggio da un medico all’altro nel tentativo di trovare una soluzione per risolvere e/o contenere tali disturbi.

Spesso chi somatizza ansia è profondamente convinto di avere una malattia organica affrontabile solo attraverso esami clinici e farmaci, ignorando o non volendo riconoscere o accettare invece il fatto che la sua natura, e dunque la sua risoluzione, sono di tipo psicologico. Nelle somatizzazioni, infatti, il paziente, in modo del tutto inconsapevole preferisce  spostare sul corpo o su una parte di esso ciò che appare molto difficile affrontare direttamente perché impregnato di forte emotività. Tale meccanismo diventa, quindi, una modalità difensiva che permette di evitare scomodi e dolorosi vissuti emotivi.

E’ importante che vengano riconosciute le basi psicogene del quadro clinico, al fine di evitare interventi medici inutili o eccessive prescrizioni di farmaci che, a loro volta, potrebbero causare effetti indesiderati o complicanze.

ansia cuore

I sintomi della somatizzazione dell’ansia

Somatizzare l’ansia significa avere dei sintomi fisici precisi che spesso spaventano generando circoli viziosi, ovvero la cosiddetta “paura della paura”. Tuttavia essi dipendono dal fatto che, ipotizzando di trovarsi in una situazione di reale pericolo, l’organismo in ansia ha bisogno della massima energia muscolare a disposizione, per poter scappare o attaccare in modo più efficace possibile, scongiurando il pericolo e garantendosi la sopravvivenza. L’ansia, quindi, non è solo un limite o un disturbo, ma costituisce una importante risorsa. E’ infatti una condizione fisiologica efficace in molti momenti della vita per proteggerci dai rischi, mantenere lo stato di allerta e migliorare le prestazioni (ad es., sotto esame).

Quando l’attivazione del sistema di ansia è eccessiva, ingiustificata o sproporzionata rispetto alle situazioni, possono intervenire vari sintomi fisici che diventano cronici, rivelandosi vere e proprie somatizzazioni:

  • Nausea
  • Dolore allo stomaco
  • Problemi digestivi
  • Sensazione di avere qualcosa incastrato in gola
  • Mal di testa
  • Tensioni e dolori muscolari
  • Dolore al petto
  • Problemi a dormire
  • Difficoltà respiratorie
  • Palpitazioni
  • Sudorazione
  • Tremori
  • Vuoti di memoria
  • Vertigini

I sintomi da somatizzazione che vengono riportati più frequentemente sono dunque svariati, e possono manifestarsi all’interno di un quadro clinico anche molto eterogeneo.

Ad esempio, l’ansia può essere fonte indiretta di nausee e dolori allo stomaco anche per un motivo molto più materiale: quando un soggetto soffre di ansia può inconsapevolmente sentirsi spinto a ingurgitare velocemente e in maniera disordinata il cibo. Questo comportamento involontario può compromettere la corretta digestione e può causare senso di pesantezza, gonfiore addominale, dolori e bruciore di stomaco.

Dolore al petto da ansia

La somatizzazione dell’ansia alla gola è piuttosto comune nei soggetti ansiosi. La causa di questo tipo di disturbo somatoforme può essere interpretata come una difficoltà a esternare i propri pensieri. Solitamente si manifesta come quello che viene comunemente chiamato nodo alla gola, con conati di vomito o una sensazione di costrizione.

Il nodo alla gola può essere associato alla sensazione di avere un corpo estraneo incastrato appunto in gola, un qualcosa che impedisce di deglutire e che fa insorgere il timore di soffocare. La ricorrenza di episodi di questo tipo può generare paure croniche come quella di soffocare mangiando o bevendo e può provocare la continua necessità di deglutire. Estinto l’attacco d’ansia, ritornerà alla normalità anche la gola.

Uno dei più frequenti effetti negativi che l’ansia esercita a livello organico sul corpo umano coinvolge la testa. Spesso l’ansia si manifesta come una cefalea tensiva o sotto forma di emicrania pulsante. Non è raro che il dolore si espanda poi verso orecchie, bocca, occhi e collo.

Solitamente le cause della somatizzazione dell’ansia con dolore alla testa vanno cercate in uno stile di vita della persona sofferente estremamente votato alla cerebralità e alla tendenza a razionalizzare qualunque aspetto della propria esistenza, il continuo rimuginare su quello che è successo o quello che potrebbe succedere.

Solitamente si tratta di persone che esercitano un eccessivo controllo su se stesse e sugli altri, che tendono ad organizzare perfettamente ogni aspetto della propria vita e di quella altrui anche in assenza di una specifica richiesta.

La somatizzazione dell’ansia agli occhi può essere conseguenza degli effetti che questa ha sulla testa della persona. Le cefalee e le emicranie possono mutare in dolori psicosomatici alle palpebre e a temporanei cali della vista. Oltre a ciò è possibile anche che siano gli occhi direttamente, e non di riflesso, a somatizzare l’ansia.

Un’altra delle forme più comuni di somatizzazione dell’ansia è attraverso dolori muscolari diffusi in tutto il corpo.

La mente umana non percepisce come pericolo solo situazioni oggettive provenienti dall’esterno ma anche quelle circostanze psicologiche che, più che il corpo, mettono a repentaglio la stabilità della psiche: in questo caso i muscoli rimangono contratti a lungo e vanno in asfissia, e questa mancanza di ossigeno contribuisce alla formazione di tossine che danno poi origine al dolore muscolare.

Oltre alle gambe, le altre zone del corpo che risentono maggiormente del dolore in conseguenza all’ansia sono la schiena, il rachide cervicale e la zona lombare. Alcune cause che scatenano la tensione muscolare possono essere problemi lavorativi o addirittura la perdita del lavoro, la preparazione di un esame per uno studente, un divorzio o una separazione coniugale o ancora un lutto.

Un altro disturbo somatoforme che spesso viene correlato all’ansia è l’insonnia. Il corpo è iper-attivato dai sintomi legati al disturbo d’ansia e rende impossibile il sonno. Il tutto potrebbe essere incentivato dalla paura di lasciare il controllo per una scarsa fiducia nelle proprie potenzialità. La notte da sempre porta smarrimento e amplifica le preoccupazioni, tutto sembra più grande.

Ma è l’ansia a causare l’alterazione del sonno, oppure è il contrario? Spesso si pensa che questo fenomeno sia a senso unico, ma la verità è che possono verificarsi entrambi gli scenari: l’ansia prima di dormire può essere causa dell’insonnia, ma può avvenire anche l’opposto.

La mancanza di sonno prolungata, infatti, aumenta la propensione alla depressione e all’ansia. Immaginando una situazione di insonnia causata, ad esempio, da un disturbo fisico, è possibile che il protrarsi del disturbo del sonno causi anche una maggiore predisposizione a uno stato di ansia notturna, che a sua volta andrà a nutrire l’insonnia durante le successive notti. Per questo, per sconfiggere ansia e insonnia è fondamentale riconoscere le cause di entrambe e disinnescare il circolo vizioso per il quale una diviene nutrimento dell’altra.

Mentre altri sintomi tendono ad attirare meno l’attenzione, c’è un sintomo che provoca un atroce timore, e di solito sono le fitte al petto, forse perché questo dolore può essere quanto di più vicino ai sintomi di un attacco cardiaco.

Dinnanzi alla percezione delle fitte al petto dovute all’ansia, la risposta logica dell’individuo è la manifestazione di maggiori livelli di ansia. In questo modo, si    crea un circolo vizioso che si autoalimenta e che peggiora la situazione in alcuni

momenti. Sebbene questa somatizzazione sia piuttosto frequente e non sia indice di un imminente pericolo, a volte può essere sintomo di altri elementi ansiogeni nella vita della persona.

In generale, le fitte al petto dovute all’ansia non si manifestano di punto in bianco, a causa di un passeggero o transitorio episodio di ansia; al contrario, di solito insorgono come conseguenza a una intensa e prolungata presenza di ansia nell’individuo, una presenza che potrebbe generare conseguenze negative per la salute e il benessere dello stesso.

In presenza di fitte al petto, la cosa più giusta da fare è mantenere la calma e aspettare che un professionista confermi l’origine del problema, soprattutto se si ha una certa tendenza a provare ansia.

insonnia uomo

Ansia, stress o panico possono causare inoltre un aumento del ritmo respiratorio anche in una condizione di riposo. In una situazione di normalità, in cui non si è sottoposti a particolari sforzi fisici o stress emotivi, i cicli respiratori sono compresi tra i 10 e i 12 al minuto e permettono di accumulare circa 4 – 6 litri d’aria nei polmoni. Quando l’ansia ha il sopravvento invece il numero dei cicli respiratori supera i 15 al minuto e la quantità di litri d’aria nei polmoni aumenta.

L’aumento del ritmo respiratorio può arrivare fino all’iperventilazione, e può capitare che con l’aumento della respirazione tipico dell’iperventilazione compaiano altri sintomi fisici; oltre alle fitte al torace, si possono avvertire formicolio agli arti, giramento di testa, nausea, senso di svenimento e di vertigine, tremori e vuoti di memoria. E c’è di più. Spesso sono proprio questi sintomi ad aumentare l’ansia e la sensazione di panico.

Il fiato corto tipico dell’iperventilazione coincide con una respirazione toracica, che sfrutta cioè soltanto la parte alta dei polmoni. In questa situazione, la quantità di anidride carbonica nel sangue si riduce notevolmente con conseguenze negative sulla circolazione sanguigna e sull’ossigenazione del cervello che, quando è poco ossigenato, subisce la riduzione della la capacità di concentrarsi e di memorizzare.

Parallelamente, aumentano i livelli di alcuni ormoni specifici che hanno un effetto negativo sullo stato emotivo della persona. Durante l’iperventilazione si crea un vero e proprio circolo vizioso: l’ansia e il panico aumentano la frequenza del respiro e questa, a sua volta, alimentare ulteriormente ansia e panico.

Allora, che fare?

Esistono delle semplici tecniche che permettono di risintonizzare il respiro e placare l’ansia; imparare a concentrarsi sul respiro, ascoltandolo e rallentandolo, può avere un effetto importante nel placare il vissuto ansioso e i suoi sintomi fisiologici.

Sintomi fisici di questo tipo non devono essere sottovalutati.

Capita spesso di incorrere in casi di pazienti che presentano sintomi così intensi da comprometterne la serenità della propria esistenza.

La cura della somatizzazione dell’ansia

In presenza di un disturbo d’ansia è importante non ignorare i sintomi e cercare in tutti i modi di porre rimedio ad una situazione che, con molta probabilità, rischia di danneggiare il normale svolgersi della vita quotidiana della persona afflitta.

Il primo passo è giungere a capire insieme ai medici, mediante esami specifici, che quelli accusati sono sintomi da ansia somatizzata in modo tale da escludere quindi ogni possibile origine organica del dolore. La cura del disturbo d’ansia, e conseguentemente di tutti i sintomi derivanti, passa in primo luogo attraverso un percorso di psicoterapia alla quale, a seconda dei casi, il medico potrà ritenere opportuno affiancare una terapia psicofarmacologica.

 

 

0 commenti

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Sentitevi liberi di contribuire!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *